Un week end di finali

July 04, 2015  •  Leave a Comment

Se avessi dato ascolto ai segnali arrivati fino al minuto d'inizio della prima partita, non avrei fotografato le finali di sabato e domenica di football americano.

La sera prima parte una gran craniata su uno spigolo così oltre al male si aggiunge una ferita che sembra non smettere mai di sanguinare. Di notte mi sveglio alle 3 e tra caldo e umidità non riesco più a prendere sonno. Quel giorno ero in toscana dai bimbi e il treno che mi porta a Firenze è in perfetto orario, non fosse che dentro c'erano i pinguini e io ero in maglietta, conscio delle temperature infuocate di Milano, senza niente da mettermi sopra.

Poi vediamo, il frecciarossa che viaggia a 300 chilometri all'ora arriva a Milano con 20 minuti di ritardo, così ho il tempo soltanto di volare in albergo a mollare lo zaino con il portatile per correre allo stadio. Ma intanto in albergo ci devo arrivare, e ovviamente sbaglio le scale della metro e la M5 mi parte davanti al naso, ma è il meno.

Arrivato in albergo quello davanti a me deve pagare. Ma deve pagare solo la sua parte, solo una camera, con la tassa, senza gli extra, e i minuti passano. Quando mancano 10 minuti alla partita e finalmente è il mio turno, la mia prenotazione non è stata segnata e le camere sono tutte piene. "Le chiedo di aspettare un attimo" mi fa, e la speranza di non dormire sotto ad un ponte mi fa dimenticare che il tempo passa. E' di nuovo il mio turno: "L'avete trovata?", "Non si preoccupi, la chiameremo noi" mi rispondono e a quel corro allo stadio mentre si concludono gli inni, prendo il pass mentre le squadre si preparano al coin toss, preparo l'attrezzatura quando scendono in campo per il kick off e riesco a coprire tutta la partita.

Ma il caldo è esagerato, è mezzogiorno, dal campo si alza un calore micidiale. Cerco di stare nella sideline delle Neptunes, in ombra ma poco prima al sole, e quindi l'aria è bollente e resisto solo un quarto e mezzo, mentre loro si infortunano una dietro l'altra e non riesco in nessun modo ad incrociare i loro sguardi.
Dal lato One Team il caldo non manca ma c'è l'ombra e l'aria è più fresca, le foto proseguono, vengono bene mentre la partita finisce.

Lo stadio si svuota all'istante mentre tutti scappano all'ombra, dal lato One Team non conosco praticamente nessuno (e temo che nessuno conosca me) mentre le Neptunes fanno gruppo vicino all'uscita dove gli sguardi si incrociano ma non riesco e non voglio che si soffermino troppo a lungo. I loro occhi sono tristi, preoccupati, stanchi. E a confronto le mie vicissitudini sono state poca roba.

E' cominciato così il weekend di finali al Vigorelli, e chi ben comincia...


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