Black Out

June 02, 2015  •  Leave a Comment

Venerdì torno a casa presto dal lavoro, Ricciolo è malato, Boccola è a casa causa neve e SantaPazienza rende degno il proprio soprannome badando ai bimbi e pulendo casa.

Arrivato al cancello di casa infilo strategicamente la mano tra le inferriate per raggiungere il "tiro". Premo il pulsante ma la serratura non scatta. Orpola. Prendo il cellulare per chiamare SantaPazienza quando vedo un suo messaggio che tra le altre cose recita "è saltata la luce 5 minuti fa". Sono le 15.35 di venerdì.

Quando salta la luce e hai due bimbi chiusi in casa, con fuori la neve, puoi fare solo una cosa: portarli fuori. Ma Ricciolo è malato e soprattutto sveglio, se vede che scende soltanto Boccola dà in escandescenze, quindi per il momento si sta a casa. Senza luce non c'è molta alternativa: mentre aspettiamo che torni si tirano fuori tutti i giochi di società e si cerca di passare il tempo.

Il problema è che la luce non torna. Manca in tutta la via.

Dopo neanche un'ora Ricciolo si è bello che stufato dei giochi di società, io intanto guardo fuori dalla finestra e noto che la luce inizia lentamente a calare. Aspettiamo ancora. Con un po' di trenino Duplo e l'immancabile tablet, si fanno le cinque e mezza. Due ore di black out. Siamo in inverno, il sole tramonta presto.

A questo punto si cerca di coinvolgere Boccola e Ricciolo nell'accensione delle candele, ovvero si raccattano da ogni parte di casa candele tipo Ikea o quelle artigianali o quelle super preziose, perché arrivi ad un punto in cui non ti importa come, ma un po' di luce in casa la devi avere. A tutto questo si aggiunge anche la preoccupazione su un paio di cose non da poco: frigorifero e notte. Perché il frigo non va, non va neanche la caldaia e la temperatura sta calando.
E Ricciolo è malato.

Così si cerca di sedare l'impazienza dei bimbetti con qualche cartone animato salvato nel portatile, pregando che la batteria regga, mentre io e SantaPazienza ci rifugiamo in qualche lettura. Si fanno le sei e mezza. E' buio, che diavolo si fa?
Guardo fuori dalla finestra, in lontananza si vede la cabina elettrica con, intorno ad essa, la neve completamente intonsa.
Proviamo a chiamare il distributore locale, Hera, ma i centralini sono colmi di chiamate. Lo sapranno? La mamma di una compagna di Ricciolo dice di sì. Però non si vede nessuno.

I bimbi sono distratti tra disegni e cartoni animati, l'effetto della Tachipirina di Ricciolo inizia a svanire e l'ora di cena dista ancora parecchio.
Che si fa? Si anticipa tutto di un'ora e mezza.
Cena alle sette.
Poi pipì, denti, e poi i bimbi nel lettone, con la temperatura a quota 18 e una candela a illuminare il bicchierino della Tachipirina mentre alle 20.30, 5 ore di black out, si cerca nuovamente di placare il febbrone di Ricciolo.

Intanto ringrazio alcuni inutili accorgimenti pronti all'uso, nati non per le emergenze ma venuti subito utili durante il black out, come la chiavetta internet, il caricabatterie portatile (carico), il notebook e il kindle paperwhite (non è per pubblicità, è per sottolineare che è illuminato).
Però non ce la faccio, l'ansia del black out, del freddo, di Ricciolo malato riescono a distrarmi solo un'ora. E alle 21.30 spengo l'ultima candela e accendo la lucina vicino al letto, che rimane tristemente spenta.

La notte è piena d'ansia. Dopo solo 4 ore Ricciolo trema come una foglia, mani e piedi gelati e rovente in corpo. La lucina è ancora spenta, 9 ore di black out, e questa volta è la torcia del cellulare a illuminare il bicchiere di Tachipirina.
Durante la notte, in un orario imprecisato, mi sveglio al suonare dell'allarme di un appartamento. E' tornata la luce? La lucina dice di no. Faccio mente locale, sveglio il cervello e capisco che l'allarme suona per la batteria scarica a causa del black out. Si torna a dormire.

La mattina dopo è angosciante. Sveglia alle 7.30. Lucina spenta. 16 ore di black out. 15 gradi. Guardo fuori dalla finestra, la cabina elettrica ha sempre la neve di ieri, senza impronte, senza nessuna auto intorno.

Non sembra freddo ma l'aria in gola dice il contrario. La vicina con i suoi due bimbi andrà via prima di pranzo, un'altra vicina, sempre con due bimbi, era andata a dormire dai parenti il giorno prima. E noi?
Facciamo colazione, il gas c'è, latte caldo e biscotti. Ricciolo viaggia sui 37 e mezzo. Boccola aiuta SantaPazienza a preparare la borsa della piscina.
Alle 9.30 sono 18 ore di black out. Chiamiamo una zia che abita vicino, ci si arma di una borsa con i giochi, una con dei vestiti e una con aerosol e medicine e ci trasferiamo da lei.
Prima di uscire mi accerto che sia tutto spento tranne la ciabatta con il cordless, che lascio accesa.

Ricciolo intanto sta meglio, la febbre viaggia tra i 37 e i 38 ma non supera mai quest'ultimo valore, e la Tachipirina se ne sta chiusa nella borsa. Intanto io aiuto mia zia a rompere piegare piantare chiodi nel muro per appendere dei quadri, collegare in cascata dvd e tivusat e, di tanto in tanto, chiamo a casa. Tututu...muto. Errore di chiamata.

Più tardi SantaPazienza esce con Boccola per andare in piscina. Le saluto, mi giro e vedo il mio cellulare. Ripeti. Tuuuuuu... tuuuuuu... è libero, il cordless è acceso!
E' tornata la luce.
Pranziamo con mia zia, mentre dalla sua finestra sorrido quando vedo il camino di uno dei condomìni coinvolti dal blackout eruttare un'esplosione ininterrotta di vapore.

Armi e bagagli, si torna a casa.

Mentre sono in camera a cambiarmi guardo la sveglia, lampeggia segnando le 5. Guardo il mio orologio, segna le 16.30 che, meno 5, fa 11.30.
20 ore di black out. Intanto SantaPazienza mi racconta che la mamma di una compagna di Boccola è senza acqua, e in un'altra frazione del nostro comune la luce tornerà due giorni dopo, mentre è stato allestito un centro d'accoglienza per la notte.

Alzo lo sguardo, vedo Ricciolo in guarigione che gioca con la Wii insieme a Boccola e al figlio della vicina. Intanto nel retro del cortile del condominio, sorridente, c'è un pupazzo di neve che i bimbetti avevano tirato su un'ora prima quando siamo tornati a casa.
Venti ore di black out. Poteva andare peggio.


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