Straziante

February 13, 2015  •  Leave a Comment
Il termine "straziante" lo si impara a conoscere per bene quando si ha la sventura di avere un figlio malato.
Boccola in sei anni si sarà ammalata (con febbre alta, intendo) una decina di volte - forse anche di più ma è sempre talmente buona e pacata che probabilmente non ce ne siamo accorti. Se a questo aggiungiamo il fatto che è più grande e quindi riusciamo ad interagire meglio con lei e i suoi mali, all'arrivo di una malattia io e SantaPazienza agiamo con relativa tranquillità e freddezza.
 
Il decorso febbrile di Ricciolo, che si ammala in media una volta al mese (una ogni due mesi nel periodo estivo, due al mese nel periodo invernale), è, appunto, straziante.
 
Il mio subconscio di padre cerca di ignorare i segnali premonitori della malattia, solitamente manifestati da sonno fuori orario (tipo prima di cena) e dal rifiuto del cibo (qui in realtà i campanelli iniziano a suonare talmente forte che ammiro il mio subconscio nell'essere in grado di ignorarli).
In sostanza si prende atto che qualcosa non va dal momento in cui Ricciolo inizia ad emanare calore.
 
Adesso io vorrei essere particolarmente chiaro in questo. "Emanare calore" è un termine molto azzeccato e non lo si comprende fino a che non si ha un bimbo malato.
Quando la febbre sta salendo il corpo ribolle ma le mani e i piedi sono molto freddi, quasi gelati. Quando la febbre ha raggiunto il suo apice, Ricciolo si trasforma in un termosifone.
 
Nel frattempo il morale scende sottoterra, perché non hai idea di che malattia sia, se virale o batterica, quali medicine usare e via discorrendo.
Siamo impotenti di fronte a Ricciolo che cambia completamente carattere, diventando abbacchiato e insofferente.
E nel frattempo lasciamo che la febbre faccia il suo corso, sperando utopicamente che passi in un lampo, finché la temperatura non supera i 38,5 e si parte con i farmaci.
 
 
Fa quindi il suo ingresso il paracetamolo, la Tachipirina per intenderci. Le abbiamo passate tutte in base all'età: pipetta, supposte e ora sciroppo. Mancano solo le compresse e la polverina effervescente.
Già qui si inizia ad avere un'idea sul tipo di febbre del bimbo, perché se il paracetamolo porta la febbre a 36 e mezzo allora parte un mezzo sospiro di sollievo: se la febbre è virale passerà in un giorno o due, se è batterica la scalata verso i febbroni sarà comunque controllabile.
 
Se invece il paracetamolo fa un effetto ridotto, per esempio da 39 si passa a 38, allora il peggio non è ancora passato. Si preannunciano almeno due notti insonni in attesa di capire come evolverà. Oltretutto Ricciolo ha già sofferto di convulsioni, questo significa che ogni volta che la febbre supera i 37,5 dobbiamo tenerlo costantemente d'occhio. A tutto questo si aggiunge il fatto che sta ancora imparando a fare conversazione, quindi spesso non riesce a capire bene le domande, anche banali, tipo se ha male da qualche parte, e operazioni anche semplici come guardargli la gola diventano un po' complicate.
 
La sensazione di impotenza diventa quindi ancora più forte, vorresti fare qualcosa, qualsiasi cosa, ma non la puoi fare, perché non ne hai il controllo. Puoi solo aspettare e vedere cosa succede, nella più cupa depressione.
Paradossalmente, nel momento in cui ad esempio si scopre che la gola è diventata una coltura di placche e pertanto il destino è nelle mani dell'antibiotico, senti di riprendere il controllo della situazione e, anche se Ricciolo è ancora malato, pervade un ottimismo che offusca pena e strazio, perché in un giorno o due la febbre sparirà e quello che resta sarà l'organizzazione dei turni a casa per stare con lui.
 
Poi ripenso a quando ero piccolo io, sempre malato come Ricciolo, e ammetto di avere sì dei ricordi ma sbiaditi. Per dire, ricordo che avevo la febbre, poi andava via, fine.
Senza preoccupazioni. Perché, appunto, la vittima ero io, ero piccolo e non capivo cosa provavano i miei genitori.
Con l'esperienza che ho adesso è chiaro perché ancora oggi mia madre parli delle mie tante malattie infantili con così tanta emozione.

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